Rotterdam e le due pandemie

È di pochi giorni fa la notizia che a Rotterdam, durante una violenta manifestazione contro i nuovi lockdown e l’adozione di un pass per soli vaccinati e guariti, la polizia è arrivata a sparare dei colpi di arma da fuoco, ferendo 3 manifestanti(1)I giornali italiani parlano di 2 feriti, ma i giornali olandesi ne riferiscono 3.. Il fatto è avvenuto nella serata del 19 novembre. La notizia, in Italia, è finita in prima pagina solo su alcuni giornali, e non tutti citavano nel titolo i colpi di arma da fuoco. Ad esempio, per quanto riguarda il cartaceo, il Corriere della Sera ha raccontato il fatto solo il 21 novembre nelle pagine interne, col titolo «Un’orgia di violenza». Indagini e fermi tra i no pass. Notte di scontri all’Aia, mentre il Fatto Quotidiano non ne ha neanche parlato. Nelle versioni online, la notizia è rimasta visibile in prima pagina (quando c’è stata) solo nella prima mattinata, poi è finita in fondo agli elenchi, dove nessuno va mai a guardare.

 

Corriere della Sera, 21 novembre 2021, p. 11
Corriere della Sera, 21 novembre 2021, p. 11

 

Visto il penoso silenzio della stampa italiana, chi vuole saperne di più è costretto a cercare su internet i giornali olandesi e inserire in google translate qualche articolo. Non è il massimo per capire i dettagli (se non si conosce una lingua non si può sperare nei miracoli), ma è sufficiente per farsi un’idea di massima della situazione. Certo, il fatto che siamo nelle condizioni di dover andare a cercare le fonti in lingua originale per sapere cosa succede qualche Paese più in là ci dà la misura dello stato di avanzata decomposizione del giornalismo italiano: i giornali dovrebbero servire proprio a ricevere informazioni affidabili senza dover ogni volta controllare le fonti, ma dopotutto oggi è anche relativamente facile mettere una toppa al problema (almeno in apparenza) e informarsi da soli. Chi si prende la briga di farlo trova sempre molto da imparare, anche sulla stampa estera. Sui quotidiani olandesi, per esempio, c’è una grande perizia nel raccontare la ferocia dei manifestanti dell’altra sera, e una inusitata sensibilità nello spiegare perché gli agenti non avessero altra via di fuga che sparare ad altezza uomo (un po’ come successe al G8 di Genova nel 2001, anche se allora le proporzioni degli scontri erano ben più allarmanti). Poche, invece, le informazioni sui manifestanti feriti: uno parrebbe che sia stato colpito al ginocchio, un altro allo stomaco (in che condizioni è adesso? boh!), mentre l’ultimo non viene neanche menzionato.

Ora, che i manifestanti siano stati particolarmente violenti è probabilmente vero: lo si intuisce anche guardando i video reperibili. D’altra parte, è da tempo che il clima generale non lascia ben sperare: che ci siano aggressioni sparse qua e là è il minimo che ci si possa aspettare come reazione al clima irrespirabile fomentato dalle istituzioni (in Italia e altrove). Lo sapevamo già dai tempi di Newton, e quel che vale per la fisica vale, in una certa misura, anche per le cose umane: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Le pressioni (psicologiche, sociali, politiche) che sono state rivolte in questi mesi verso una parte di cittadinanza (quella che non si vuole vaccinare o che è contraria all’obbligo vaccinale in ogni sua forma, green pass incluso), le ripetute aggressioni verbali, il continuo etichettamento con relativa ridicolizzazione, stigmatizzazione, derisione e bullizzazione pubblica, l’individuazione di questa parte di cittadinanza come “nemico” (della salute, della sicurezza, del bene comune) e la sua riduzione a tutto quel che di disprezzabile si può trovare al mondo (si potrebbe chiamare “disumanizzazione“), ebbene tutto ciò sta cominciando a produrre delle (ampiamente prevedibili) reazioni. E se da noi il governo Draghi (e con lui tutta la società che conta, fatta di mezzi di informazione e cultura, di ordini professionali e via dicendo) continuerà ad aizzare il fuoco dello scontro sociale anziché disinnescarlo, il rischio che fatti come quello di Rotterdam diventino realtà anche in Italia sarà sempre meno remoto. Chiunque conosca i meccanismi del conflitto lo sa bene.

Una volta ci si sarebbe scandalizzati di tutto questo, ma a quanto pare la ritrovata paura della morte fa dimenticare tutto il resto. Il problema è che, a voler guardare onestamente le cose, oggi abbiamo a che fare non con una, ma con due pandemie: quella sanitaria e quella sociale. E le istituzioni, lungi dal contenere la seconda, la stanno deliberatamente alimentando. Pensare di risolvere la pandemia sanitaria lasciando che si diffonda la pandemia sociale è, dal punto di vista collettivo, un suicidio. Chi crede che la seconda porti meno danni della prima rischia di rimanere amaramente deluso: la guerra civile, a prescindere dalla forma in cui si presenta, mina alla base tutti gli equilibri sociali, e lascia normalmente pesanti strascichi per i decenni a venire; strascichi che, dal punto di vista collettivo, non hanno proprio nulla da invidiare al cosiddetto “long Covid”. Tanto per cominciare, una cosa è certa: molti faranno davvero fatica a provare solidarietà e fiducia verso quella stessa collettività che per mesi li ha trattati come subumani (“sorci”, come ha sintetizzato il signor virologo che parla a nome della Scienza). Ormai è tardi per tornare indietro, ma siamo ancora in tempo per correggere il tiro: errare humanum est, perseverare autem diabolicum.



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1 I giornali italiani parlano di 2 feriti, ma i giornali olandesi ne riferiscono 3.

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